Il futuro dell’Italia sepolto dal cemento-Difendere l’agricoltura dalla cementificazione

La lotta al consumo di suolo al centro del convegno “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”.

“Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi“, diceva amaramente il poeta Andrea Zanzotto, strenuo difensore della terra dall’aggressione della speculazione.
“Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi”, negli ultimi 40 anni 5 milioni.
Il nemico numero uno della terra e del suolo si chiama cementificazione, che fa spesso rima con speculazione edilizia.

“Noi paghiamo poco gli agricoltori, ma tutti dovrebbero sapere che l’agricoltura non coltiva solo i frutti della terra, ma preserva l’ecosistema, tutela il paesaggio, la memoria storica. L’agricoltura va al di là della semplice produzione di cibo. “La terra non è solo una merce da sfruttare e sacrificare sull’altare della demenziale legge della crescita, ma costituisce l’eredità più importante che viene lasciata alla generazioni che verrano. È tessuto sociale, appartenenza, solidarietà e identità. Valori, non beni, inestimabili e non rinnovabili, una volta perduti sotto colate di cemento e asfalto.
Il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo: “I Padri costituenti avevano già capito tutto, tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico.”

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