Auguri 2025

il 2025 sta finendo, con tanti problemi irrisolti e qualche notizia positiva (poche, in realtà). 

Le questioni irrisolte sono innanzitutto le guerre, che producono sofferenze, danni e lutti soprattutto ai civili: centinaia di migliaia, milioni di bambini, donne, anziani e uomini sono coinvolti e costretti alla fame, a migrare. Assistiamo a fenomeni epocali che, sparsi per il pianeta, vanno ben oltre le situazioni più raccontate di Gaza e Ukraina: la terza guerra mondiale richiamata da Papa Francesco.

E il Pianeta come sta? Male! Oltre ai morti e ai feriti e ai danni materiali le  guerre provocano inquinamento e distruzione di risorse. Determinano cambiamenti di obiettivi: dagli accordi sul green deal a quelli sulle armi, distogliendo risorse preziose per il futuro. E questo avviene dovunque, non solo in Europa.

E le foreste e i boschi come stanno? Luci ed ombre a quanto pare. La situazione delle foreste oggi vive un profondo paradosso: mentre a livello globale la lotta contro la deforestazione segna il passo nonostante gli impegni internazionali, in Europa e in Italia assistiamo a una costante espansione del verde, che però porta con sé nuove sfide legate alla salute degli ecosistemi.

A livello globale, la situazione è critica. Sebbene il ritmo della perdita netta sia rallentato rispetto agli anni '90, non siamo ancora sulla strada giusta per l'obiettivo "Deforestazione Zero" entro il 2030.

C’è un nuovo nemico, gli incendi: per la prima volta, gli incendi boschivi (alimentati dal riscaldamento globale) hanno superato l'agricoltura come causa principale di perdita di foreste tropicali.

In Europa le foreste coprono circa il 40% del territorio. A differenza del resto del mondo, qui la superficie forestale è in aumento: dal 2000 a oggi, la superficie boschiva europea è cresciuta di circa 8,3 milioni di ettari e le foreste europee assorbono circa il 10% delle emissioni di gas serra del continente, rendendole pilastri fondamentali del Green Deal. Ma, se l'area aumenta, è la "vitalità" che preoccupa: circa il 24% degli alberi mostra segni di defogliazione a causa di siccità prolungate, ondate di calore e attacchi di insetti parassiti (come il bostrico tipografo).

L'Italia è uno dei paesi europei dove il bosco cresce più velocemente, a causa dell’abbandono delle terre: il bosco riconquista naturalmente pascoli e campi agricoli in disuso in montagna e collina.

Le foreste coprono oggi circa il 37% della superficie nazionale. Lo stock di carbonio è aumentato del 54% rispetto al 2000. Ma: molti boschi nuovi sono giovani e densi, quindi più vulnerabili agli incendi estivi e alla mancanza di gestione idrogeologica. Inoltre, eventi estremi come la tempesta Vaia o le siccità recenti hanno mostrato la fragilità delle nostre pinete e abetine.

Mentre il mondo soffre per la perdita di foreste primarie ai tropici, l'Italia e l'Europa affrontano il problema opposto: gestire una foresta che cresce spontaneamente, ma che è minacciata da un clima che cambia troppo velocemente.

E noi come stiamo? In Riviera del Brenta la situazione non è del tutto rosea. Accanto ad aree che godono di scelte favorevoli, dove son state piantate centinaia, migliaia di alberi e arbusti frutto di un’idea di forestazione urbana sicuramente positiva, ve ne sono altre dove gli alberi vengono tagliati o potati malamente compromettendone il futuro, dove le scelte urbanistiche sono nemiche del verde.

Anche Legambiente Riviera del Brenta ha contribuito ad incrementare gli alberi e il verde locale piantando cespugli, arbusti e alberi, stringendo accordi e collaborazioni con amministrazioni comunali. Ma non siamo soddisfatti.

Noi abbiamo fretta, la natura no. La natura ha i suoi tempi: un albero ha bisogno di decine di anni per diventare adulto, ma noi vorremmo che i nostri sforzi dessero subito risultati positivi, che le piante giovani sostituissero in un attimo le vecchie, quelle malate, quelle abbattute. Non è possibile, i tempi della natura non lo consentono.

Non solo tagliamo e potiamo malamente gli alberi, ma anche vorremmo che quelli giovani appena piantati fossero in grado di fare la stessa ombra, di offrire la medesima frescura, di proteggerci allo stesso modo dalla pioggia e di garantire l’assorbimento della stessa quantità di CO2 di quelli adulti tagliati. La natura ragiona sui decenni, noi sugli anni, sui mesi: vorremmo la stessa ombra, la stessa qualità del paesaggio, la stessa capacità di mitigazione climatica. Passeggiamo lungo il Naviglio e ci manca l’ombra della vecchia robinia abbattuta, non ci basta la piccola pianta che l’ha sostituita. Vorremmo che che gli alberi che piantiamo fossero già grandi, capaci di assorbire CO2 e polveri sottili, di rinfrescare. Ogni nuovo albero è un segno concreto di speranza, di futuro migliore, ma non ci basta, non riusciamo a pensare positivo.

Riusciremo ad andare oltre questi nostri limiti?

Sì, se saremo capaci di:

  • accettare i tempi della natura
  • piantare altri alberi per aumentare la dotazione di verde del nostro territorio
  • difendere gli alberi esistenti dagli abbattimenti e dalle potature improprie
  • sostenere le amministrazioni che scelgono di aumentare il patrimonio arboreo
  • convincere qualche vicino che un albero non è solo un problema per le foglie che cadono, ma soprattutto una risorsa per migliorare la qualità della nostra vita e di quella futura del nostri figli e dei nostri nipoti

Noi di Legambiente  invitiamo a condividere questi obiettivi, uscire dai social e lavorare assieme per raggiungerli.

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