- LE TANTE OPPORTUNITÀ PER FRENARE IL CONSUMO DI CARNE

 

Una teoria economica suggerisce che con l’aumentare del reddito, non solo aumenta la quantità di cibo, ma cambia anche la composizione del paniere alimentare: più verdure, più carne e meno carboidrati.

Una maggiore domanda di carne si traduce però in un forte impatto sull’ambiente. Una parte significativa della superficie terrestre (tra il 25 e il 30%) viene utilizzata per l’allevamento di carne e occorrono 150 litri d’acqua per produrre un singolo hamburger. Ecco perché nel prossimo futuro nei Paesi sviluppati ai consumatori verrà presentato un ampio ventaglio di alternative alla carne, che potranno avere diversa provenienza: animale (con metodi di allevamento più sostenibili), trasformata da proteine vegetali o coltivata in laboratorio.

 

Mangiamo sempre più carne

Se nel Nord del mondo l’aumento della carne di origine vegetale, insieme all’interruzione delle catene di approvvigionamento nel 2020, ha rallentato la crescita della produzione, in altre parti del globo il consumo sta accelerando come mai prima d’ora. L’aumento dei redditi della classe media in Asia, oltre al cambiamento delle preferenze alimentari, sta giocando un ruolo decisivo.

Poiché molti cinesi - ma anche vietnamiti, indonesiani - entrano nella nuova classe media, i prodotti a base di carne stanno diventando una componente cruciale del sistema alimentare della regione. Una volta la carne era un lusso, ora è nel menu quotidiano di molti asiatici.

Con l’aumentare del reddito medio, più persone mangiano carne, prima come un comportamento occasionale e poi più volte alla settimana, se non quotidianamente”.

Nel prossimo futuro sarà il pollame a registrare gli aumenti più rapidi, soprattutto a causa del prezzo più basso e per le preoccupazioni per gli impatti sulla salute delle carni rosse nei Paesi ad alto reddito.

 

Abbiamo bisogno di coltivare diversamente

La produzione alimentare in tutto il mondo deve aumentare significativamente nei prossimi 30 anni per sostenere una popolazione mondiale che, secondo le previsioni dell'Onu, dovrebbe raggiungere i 9,7 miliardi entro il 2050. Allo stesso tempo, c’è urgente bisogno sia di ridurre le emissioni di gas serra dalla produzione agricola, sia di fermare la conversione delle foreste rimanenti in terreni agricoli.

Per riuscire a nutrire 10 miliardi di persone in modo sostenibile nel 2050 sarà necessario:

  • aumentare del 56% le calorie dei raccolti rispetto al 2010
  • aumentare di quasi 600 milioni di ettari (un'area quasi il doppio dell'India) la superficie agricola globale del 2010;
  • diminuire di 11 gigatoni di CO2 le emissioni agricole previste nel 2050 per mantenere l’aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C

Con quali problemi?

Trovare una quantità di terra necessaria a soddisfare quel fabbisogno significherebbe la scomparsa di molte foreste con accelerazione del cambiamento climatico. Inoltre l'agricoltura intensiva ha già avuto un enorme effetto sulla biodiversità e sull'ambiente in tutto il mondo. I fertilizzanti chimici contribuiscono direttamente al cambiamento climatico, attraverso il protossido di azoto dei gas serra, e all'inquinamento atmosferico attraverso l'ammoniaca.

 

Quali risposte?

Le Nazioni unite hanno dichiarato il 2021 anno mondiale della frutta e della verdura, invitando anche a “ripensare il rapporto con il modo con cui produciamo e consumiamo cibo”, a “cogliere l’occasione per riesaminare i nostri sistemi alimentari” con l’obiettivo di generare azioni significative e progressi misurabili verso l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

L’alternativa forse più ovvia all’agricoltura intensiva industrializzata è quella biologica, in cui l’Italia è leader in Europa con oltre il 15% dell’intera superficie agricola coltivata a biologico. L’Europa, con il Green deal e la strategia “Farm to fork” sta puntando fortemente sul biologico, con l’obiettivo di arrivare in dieci anni al 25% di coltivazioni senza chimica. È anche possibile passare a un’agricoltura più sostenibile senza certificazione biologica impiegando tecniche agricole che cercano di ridurre al minimo l'impatto ambientale (Agroecologia).

Altri sistemi utilizzano l’idroponica (le piante vengono immerse in acqua contenente soluzioni minerali, al posto del suolo) e l’agricoltura verticale (coltivazione senza terra, verdura per 12 mesi l’anno, con qualsiasi condizione climatica).

 

In che modo la tecnologia e l’innovazione possono aiutare?

La carne è uno dei modi meno efficienti per sfamare la gente. Per ogni 100 grammi di proteine vegetali date a una mucca, solo quattro grammi finiranno nella carne. Serve trovare soluzioni alimentari alternative:

  • il consumo di insetti: oltre a rappresentare un potenziale sostituto proteico della carne, è decisamente più rispettoso dell’ambiente rispetto agli allevamenti;
  • la produzione di sostituti vegetali della carne: imitano la carne in ogni modo, dal gusto, alla consistenza, all'odore e all’aspetto, è più sostenibile e rappresenta una drastica riduzione delle emissioni di metano, dell’uso del suolo, nonché della crudeltà sugli animali;
  • la coltivazione di cellule di carne in coltura: senza bisogno di allevare e uccidere animali si producono bistecche stampate in 3D, con la stessa consistenza fibrosa e lo stesso sapore della carne.
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L’umanità non riuscirà probabilmente a rimpiazzare del tutto la produzione animale, ma potrà cambiare il sistema industriale. La tecnologia, che è causa principale della nostra dieta carnivora attuale, potrebbe essere in futuro lo strumento in grado di soddisfare quel desiderio.

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