Sulla centrale a carbone di Porto Tolle

ROMA, 06.04.2012 – COMUNICATO STAMPA DI GREENPEACE, LEGAMBIENTE E WWF

«Unindustria non conosce, o vuole intenzionalmente ignorare, le regole minime di condotta a garanzia della terzietà della magistratura. È improprio che un soggetto di rappresentanza di interessi industriali scriva al Consiglio di Stato, a pochi giorni da un suo decisivo pronunciamento, per caldeggiare i piani di Enel riguardo al progetto di conversione a carbone dell’impianto a olio combustibile di Porto Tolle. Si tratta di una pressione diretta e indebita molto grave».
Con questa dichiarazione congiunta Greenpeace, Legambiente e WWF hanno criticato la lettera che Unindustria e gli imprenditori ad essa associati hanno inviato alla Quinta sezione del Consiglio di Stato, in cui chiedono espressamente un pronunciamento favorevole sul caso di Porto Tolle, evocando questioni come lo sviluppo e l’occupazione nel Polesine.

«Ci chiediamo se Unindustria sia stata tanto sollecita, riguardo alle questioni della crescita economica e del lavoro, anche rispetto al settore delle energie rinnovabili, che in molti comparti vive da mesi una situazione di opacità normativa paralizzante. Ecco: in quel caso è possibile scrivere al Governo nazionale, senza operare indebitamente e illegittimamente, e perseguendo davvero le ragioni dello sviluppo, dell’occupazione e del territorio, nonché quelle dell’ambiente e della salute dei cittadini» hanno continuato le associazioni ambientaliste.
Che hanno poi concluso: «Chiediamo che da qui al 13 aprile, data in cui il Consiglio di Stato si riunirà per emettere la sua sentenza sulla vicenda di Porto Tolle, Unindustria, Enel, governi locali e ogni altro soggetto potenzialmente coinvolto si astengano da ogni tentativo di condizionamento nei confronti della magistratura, che deve poter svolgere il suo compito con la massima serenità, al riparo da ogni forma di pressione».