NO TAV

I calcoli costi/benefici
Persino i benefici previsti dai pro-TAV non ne giustificano i costi. In questo periodo, con risorse limitate sia pubbliche che private, sarebbe meglio sospendere il progetto del TAV e dedicare le risorse a interventi capaci di dare benefici maggiori o comunque più diffusi sul territorio e in tempi più rapidi.
Prima della TAV si possono fare degli interventi per favorire la ripresa del traffico merci su rotaia. Si tratta di dividere il progetto in fasi e avviare quelle più urgenti, quelle che danno subito risultati.
Le vere priorità in territorio italiano sulla direttrice Torino-Lione del progetto prioritario n. 6 riguardano il potenziamento del nodo di Torino e del suo trasporto pendolare.
Costruire un nuovo tunnel non è assolutamente una priorità, alla luce del fatto che il tunnel esistente del Frejus è usato ad oggi solo per 1/13 della sua reale potenzialità. Come non è necessario costruire una nuova linea per l’Alta Velocità passeggeri – non richiesta nel progetto prioritario n. 6 relativo al Corridoio V – su cui non possano correre i treni merci, quando l’ obiettivo prioritario dovrebbe essere proprio quello del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia visto il gravissimo squilibrio modale esistente in Italia.
I costi, gli appalti
Il modello contrattuale e finanziario sperimentato per l’alta velocità in Italia deroga completamente dalle direttive europee in materia di appalti. Ad esempio, i contratti affidati a “general contractor” (istituzione che non esiste nelle normative europee) dimostrano un aumento dei costi insostenibile. I grandi appalti sono poi occasioni per infiltrazioni della criminalità organizzata e per l’aumento dei costi: le tratte dell’alta velocità realizzate in Italia sono costate fino a sei volte di più di quelle francesi o spagnole. I costi crescenti di una grande opera si proiettano nel futuro per decenni e ne caricano sulle prossime generazioni il peso finanziario (= più tasse e meno investimenti).
L’opera non ci è stata imposta dall’Europa.
L’Unione Europea ha individuato dei corridoi sui quali investire per migliorare le modalità di traffico e sui quali può contribuire alla spesa sui tratti transfrontalieri, ma non ci impone assolutamente l’alta velocità. Infatti, nel cosiddetto Corridoio (da Lisbona in Portogallo a Kiev in Ucraina), sia ad est (Slovenia, Ungheria) sia ad ovest (da Lione a Lisbona) non c’è nessun progetto di alta velocità.