L’ambientalismo al tempo della crisi: se non ora, quando? (1)

Molte cose stanno cambiando rapidamente e molte altre potranno cambiare. Dipende anche da noi. Dalla capacità nostra di rispondere alle sfide, indicando la via concreta per migliorare il benessere delle persone, che non è una gara individualistica a chi consuma di più, ma un percorso di crescita collettiva, fatto di relazioni con gli altri, con i luoghi, con la comunità, con l’ambiente e di condivisa speranza nel futuro. La centralità delle questioni ambientali di fronte ai profondi cambiamenti in atto è sempre più evidente.
La rivoluzione energetica e la lotta contro i cambiamenti climatici, il rinnovamento delle città ed il rilancio dei piccoli comuni per il benessere sociale e la vivibilità, la politica industriale per un’Italia più pulita, più equilibrata e più efficiente, il valore della natura, della bellezza e del volontariato, la battaglia contro il consumo di suolo, il rischio idrogeologico e la deturpazione del paesaggio, la forza della cultura, della conoscenza e della legalità, Tutto ciò fa parte di un concreto progetto per il futuro del nostro paese, che affonda le sue radici nelle cose che già oggi stanno avvenendo e di cui la bellissima vittoria ai referendum rappresenta la punta dell’iceberg.
Dovremo essere capaci di ampliare e consolidare uno spazio sociale che oggi c’è ma non ha rappresentanza. Nei prossimi anni, nei prossimi mesi non basterà più contrapporsi per impedire scempi e disastri. Continueremo a farlo, ma oggi c’è anche bisogno di fare proposte e costruire alleanze per dare rappresentanza a concreti interessi materiali, sociali, culturali ed etici, per cercare di imporre alla politica la nostra agenda delle cose da fare.
(dal Documento del Congresso Nazionale 2011: Capire il futuro per cambiare il presente)