Il ripetitore UMTS in Via del Vaso a Dolo

Sicuramente, a nessuno dei numerosi passanti e pendolari che giornalmente transitano per le principali vie di Dolo, è sfuggito l’orrendo esagerato ripetitore UMTS eretto verso fine 2009 in Via del Vaso, in prossimità dell’azienda Vescovi.

Tra l’altro, nella corsa al risparmio, l’orribile pilone è stato pitturato soltanto a metà, aggiungendo brutture a squallore.

Oltre a deturpare visibilmente il paesaggio, il ripetitore è stato installato troppo vicino al ciglio della strada impedendo, così, il passaggio dell’eventuale futura pista ciclabile e non sono state installate le centraline per rilevare l’intensità delle onde elettromagnetiche emesse.

Circa l’effettiva utilità di una simile installazione per la popolazione di Dolo è tutto da vedere, ma, si sa, viviamo in tempi moderni e la UMTS è quella nuova tecnologia che vi permette di vedere il web nei telefonini o di collegarvi wireless dal computer di casa, evitando che i tecnici delle compagnie di telecomunicazione vengano, come una volta, a trapanarvi i muri di casa per installarvi una linea telefonica fissa.

Tant’è, il progresso è progresso e gli affari sono affari e tutti i comuni, impoveriti dei mancati proventi dell’ICI abolita sulla prima casa, guardano con interesse a questa nuova occasione di introiti.

Le compagnie di telecomunicazioni pagano infatti fior di quattrini ai comuni che autorizzano le installazioni di antenne sul loro territorio, preferibilmente in un quartiere popoloso per coprire meglio le utenze.

L’antefatto è che, anni or sono, il comune aveva già autorizzato l’installazione di un’altra antenna per i telefonini, ma di minore potenza, presso i vicini giardini pubblici in Via del Vaso.

L’eccessiva vicinanza del trasmettitore alla zona abitativa, causava però nelle case ogni tipo di interferenza elettromagnetica: televisori in stand-by si accendevano da soli in piena notte, i forni a microonde bruciavano gli arrosti, squillavano continuamente le suonerie dei telefoni senza alcun interlocutore.

Questi disagi portarono ad una protesta del vicinato che con un ricorso ottenne dal comune di Dolo che l’antenna fosse smantellata, costretto così a rinunciare anche al cospicuo appannaggio offerto dalle compagnie di telecomunicazione.

Per un bizzarro sistema di confini inter-comunali ereditato dai tempi del medioevo, di fatto, la strada che dal semaforo in Via del Vaso dirige verso Paluello, rientra dopo appena pochi metri nella giurisdizione amministrativa del comune di Stra che, subito, si dichiarò ben felice di ospitare nel proprio territorio agricolo una nuova antenna.

Appannaggio e benefici economici sarebbero rientrati a favore del comune di Stra, mentre i disagi si sarebbero comunque riversati sulla popolazione di Dolo, visto che il nuovo pilone sarebbe stato costruito in prossimità dell’argine del naviglio Brenta, proprio nella riva opposta di fronte al Foro Boario e all’entrata dell’ospedale, oltre il quale continua la giurisdizione del popoloso comune di Dolo.

Posto di fronte a questa alternativa, fu così che il comune di Dolo acconsentì, infine, ad erigere questa nuova e più grande antenna in Via del Vaso.

Ovviamente, tutto questo avviene nel rispetto della legalità delle norme vigenti.

Tuttavia, gli studi degli effetti della trasmissione delle onde elettromagnetiche sulla salute umana sono demandati dallo Stato solo ad alcuni enti di ricerca legalmente riconosciuti, mentre vengono ignorati i rilievi degli altri scienziati che lavorano presso strutture non riconosciute e che talvolta giungono a conclusioni diverse.

E’ dunque davvero irrilevante per la salute pubblica la presenza di simili ripetitori eretti in prossimità di centri densamente abitati ?

Vi è spesso disinformazione ambientale su questo argomento ed è giusto che la popolazione sia consapevole.

Gli studi hanno dimostrato che esposizioni ad elevate intensità di campo elettromagnetico possono generare nell’uomo un effetto termico, cioè il riscaldamento del corpo, o di sue parti esposte alle radiazioni, che segue all’assorbimento dell’energia elettromagnetica.

Gli effetti riscontrati sono molteplici e confermano il pericolo per la salute.

Un esempio sono le esposizioni a cui sono soggetti gli utenti dei telefoni cellulari che irradiano campi di valore molto elevato durante la conversazione.

Gli effetti biologici sono legati anche alle lunghe esposizioni a campi di bassissima intensità.

Le esposizioni prolungate, che in Italia sono convenzionalmente determinate in almeno 4 ore, favoriscono un effetto non termico.

Questo effetto è dovuto probabilmente all’interazione tra i messaggi elettrochimici dell’organismo e le onde elettromagnetiche.

Anche a bassissima intensità i campi elettromagnetici si comporterebbero come delle piccole sollecitazioni che, se ripetute nel tempo, provocano dei danni biologici.

Antenne, ripetitori, radar

 
Nel 1996 è stato pubblicato il più grande studio epidemiologico, condotto dal dott. Stanislaw Szmigielski, finanziato dalla Comunità Europea, uno studio polacco sugli effetti delle radiofrequenze, i risultati sono chiari: aumenta il rischio per tutte le patologie indagate.

Nell’ottobre 1998 gli scienziati riuniti a Vienna per un congresso scientifico sugli effetti delle campi elettromagnetici a radiofrequenza concordano che gli effetti biologici delle esposizioni a bassa intensità sono scientificamente dimostrati.

Aggiungono che si possono ancora trarre conclusioni attendibili sui livelli di esposizione innocui e sottolineano che è importante informare la popolazione sui siti, sui dati tecnici e sulle esposizioni, ed anche sullo stato della ricerca scientifica.

Sui telefoni cellulari, gli scienziati dicono che dovrebbe essere fornita una sufficiente informazione sugli studi sanitari onde promuovere un più corretto uso del telefonino.

Nel giugno 2000 al congresso scientifico di Roccaraso, gli scienziati confermano le posizioni di Vienna e riconoscono che esiste una evidenza che l’esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza anche di bassa intensità (quelli delle antenne per la telefonia cellulare) può avere effetti negativi sulla salute: l’aumento dei casi di tumore, per esempio, l’aumento dei casi di disturbi cardiaci, riproduttivi, e neurologici.

Questi effetti sono confermati dalle ricerche svolte negli ultimi 40 anni sulle cellule, sugli animali e sulle persone.

Gli scienziati chiedono con urgenza che nella pianificazione della rete delle antenne per la telefonia mobile si raggiunga un valore di esposizione di 0,2 volt/metro ed non si superi i 0,6 volt/metro.

I consumatori devono essere informati sui livelli di esposizione quando usano un cellulare, anche con l’auricolare.

Sempre nel giugno 2000, ma al congresso scientifico internazionale di Salisburgo, gli scienziati dicono che la costruzione di una antenna deve essere soggetta ad una procedura di autorizzazione con il coinvolgimento attivo della popolazione interessata e la valutazione delle fonti di inquinamento già esistenti.

La stima sugli effetti biologici delle esposizioni a livelli bassi è difficile.

Le raccomandazioni sui limiti precisi di esposizione sono solo indicative.

Per la tutela della salute si raccomanda un valore limite provvisorio di esposizione di 0,6 volt/metro per la somma a campi modulati in alta frequenza e pulsanti a bassa frequenza come le antenne per la telefonia cellulare.

La rassegna di studi più completa è stata raccolta dal dott. Neil Cherry che nelle conclusioni consiglia di non superare 0,2 volt/metro.

Nel aprile 2001 l’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana ha studiato una gran parte dei lavori scientifici sui campi elettromagnetici ed ha concluso che il principio di cautela comporta che il livello di esposizione sia il più basso possibile compatibilmente con la tecnologia del settore.

Nel settembre 2002 gli scienziati riuniti a Catania confermano l’esistenza di effetti provocati dai campi elettromagnetici alcuni dei quali nocivi per la salute e consigliano di tutela la salute pubblica dai campi elettromagnetici.

Linee e cabine elettriche

Le indagini condotte su individui residenti vicino ad elettrodotti hanno accertato un aumento del rischio di ammalarsi.

Sono state indagate molte patologie.

La leucemia infantile, molto rara, è stata utilizzata per dimostrare definitivamente gli effetti biologici dei campi magnetici prodotti da elettrodotti e simili.

Gli studi affermano che l’esposizione è associata a incrementi dell’insorgenza di leucemie tra la popolazione infantile.

I rapporti del 1995 e del 1998 dell’Istituto Superiore della Sanità confermano che un esame degli studi scientifici depone a favore di un’associazione fra un’esposizione prolungata e la leucemia infantile.

L’ultimo studio internazionale, pubblicato nel settembre 2000, finanziato dalla Comunità Europea afferma che il rischio di leucemia infantile raddoppia in prossimità di elettrodotti quando il campo ha valori uguali o maggiori a 0,4 microTesla.

Sempre nel 2000 uno studio italiano del Registro Tumori di Varese ha stimato un rischio relativo di 4,5 in corrispondenza di livelli di esposizione superiore a 0,1 microTesla (µT).

La nuova legge quadro n. 36/2001 applica il principio di precauzione di cui all’art.174 del trattato istitutivo dell’Unione Europea e sancisce il rispetto dell’art.32 della Costituzione (tutela della salute).

I decreti attuativi (D.P.C.M. del 8 luglio 2003) hanno definito i nuovi limiti di esposizione per la popolazione.

I valori indicati per gli elettrodotti:

10 µT (microTesla) – limite per un’esposizione di 24 ore· 3 µT – limite per i nuovi elettrodotti.

La legge attuale è già superata.

I limiti indicati nella normativa, per campi generati da elettrodotti, sono rispettivamente 50 e 15 volte superiori ai limiti indicati dalle ricerche scientifiche: 0,2 microTesla.

I valori indicati per le antenne:

6 volt/metro – limite nelle aree intensamente frequentate.

A ottobre 2003 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il Decreto Gasparri che ha tentato di “liberalizzare” l’installazione delle antenne.

La Corte ha anche riconosciuto la localizzazione degli impianti alle Regioni.

Il Ministro ha però fatto approvare il “Codice delle comunicazioni”, che riprende molte norme del decreto bocciato, al fine di agevolare ancora l’installazione delle antenne.

Il Codice stabilisce che per installare antenne sotto i 20 watt i gestori non hanno bisogno di autorizzazioni, è sufficiente la denuncia di inizio attività.

Questa norma sembra essere in contrasto con quanto scritto nella Costituzione ed in particolare con la recente riforma del titolo V della Costituzione che gli italiani hanno confermato con un referendum.

I poteri di pianificazione urbanistica delle Regioni e dei Comuni vengono ancora una volta scavalcati.

Con l’avvento dell’UMTS ed il moltiplicarsi delle antenne è la pressione sui comuni, che però possono stabilire delle regole urbanistiche.

La Corte Costituzionale ha infatti riconosciuto la competenza sulla collocazione delle antenne alle Regioni ed ai Comuni, mentre la competenza sui limiti di esposizione è stata riconosciuta allo Stato.

Il campo elettromagnetico si può ridurre spostandole lontano dai luoghi del vivere e riducendone la potenza.

Il campo di un’antenna alta 30 metri circa e di potenza 50 W tipo si riduce a 0,5 volt/metro a circa 500 metri dall’antenna.