Green economy

Green economy: storie dai territori, esperienze virtuose e numeri mostrano la strada per uscire dalla crisi.

Il summit internazionale di Rio+ che si terrà in Brasile dal 20 al 22 giugno è un’occasione importante per porre all’attenzione dei governi e dei cittadini la necessità di individuare uno sviluppo possibile per il pianeta. Ma la strada per uscire dalla crisi e invertire il drammatico declino che ha colpito in nostro Paese negli ultimi anni, sembra essere già avviata in quelle parti del nostro territorio dove una green economy trasversale a tanti settori riesce a costruire una nuova dimensione di diritti e di welfare, di benessere e di qualità della vita, radicata nei territori e che sa stare nel mondo globalizzato.

Con l’iniziativa La forza dei territori, organizzata con la collaborazione di Coou, consorzio obbligatorio olii usati, Legambiente, oggi ha raccontato le storie e i numeri di questa economia a basse emissioni di CO2, fatta di coesione sociale e di identità territoriale, di alleanza tra soggetti sociali e istituzionali, di imprese innovative e di relazioni culturali e di ricerca.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, Enrico Panini, segretario Politiche ambiente, territorio e ricerca – CGIL, Lorenzo Bellicini, direttore Cresme, Fabio Renzi, Segretario generale Fondazione Symbola, Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Giovanni Vetritto, capo segreteria ministro per la Coesione sociale, Catia Bastioli, amministratore delegato Novamont, Enrico Giovannini, presidente ISTAT, Paolo Tomasi, presidente COOU, Carlo Parmeggiani, Direttore ricerca e sviluppo Batterie FIAMM e Federico Vitali, presidente FAAM.

“A Rio, dove il vertice internazionale torna a distanza di 20 anni – ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – la comunità internazionale discuterà finalmente di green economy e sarà dirimente la disquisizione sulla sua governance per dare impulso ad un nuovo modello di sviluppo, certo sostenibile, ma davvero più equo e più giusto per tutti. La speranza è che, pur essendo mancata completamente un’analisi dei fallimenti degli ultimi venti anni (dalla perdita di biodiversità all’intensificarsi del mutamento climatico), il finale questa volta possa cambiare. Ma solo assumendo come inoppugnabile il principio che economia, società ed ambiente sono indissolubilmente unite in un legame di reciproca dipendenza, si riuscirà a costruire un green development che trovi nell’economia verde la sua declinazione operativa”.

Il settore della green economy in senso stretto – cioè le attività industriali nel settore delle energie rinnovabili, del riciclo dei rifiuti, della gestione delle acque e del suolo – rappresenta, già oggi, una consistente e dinamica realtà industriale sia in Europa che in Italia. Su scala europea, secondo il rapporto dell’European Environment Agency (2011) l’eco-industria ha visto crescere negli ultimi anni il proprio fatturato con un tasso di crescita annuale nominale dell’ 8,3% e un valore che rappresenta il 2,5% del PIL europeo. “E l’Italia non è uno degli attori secondari nell’eco-industria europea – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Sia nel settore delle energie rinnovabili che nel settore del riciclo dei rifiuti l’industria italiana sta ormai acquisendo posizioni di leadership in Europa. Ma ci sono altri settori, la gestione della acque, la riqualificazione energetica e ambientale dell’edilizia, la gestione del rischio idrogeologico e sismico, altrettanto rilevanti sia sotto il profilo del fatturato che sotto quello occupazionale e della relazione col sistema industriale nel suo complesso. E la green economy non è solo un investimento per il futuro. E’ uno dei volani per una ripresa immediata dell’economia, attraverso l’attivazione di nuova occupazione e investimenti. Per questo ieri – ha continuato Cogliati Dezza – abbiamo inviato una lettera al ministro Corrado Passera, con l’intento di segnalare alcuni sprechi di risorse economiche e ambientali che possono essere rimossi e alcune voci che a nostro parere andrebbero tassate, per alleggerire la pressione fiscale su impresa e lavoro spostandola sul consumo di risorse ambientali, alcuni degli strumenti patrimoniali e tariffari che se ben utilizzati, oltre a recuperare risorse economiche, orienterebbero il nostro sistema produttivo sulla strada dell’innovazione e della modernizzazione”.

Gli occupati in Italia nel settore delle fonti rinnovabili risultano infatti già oltre 100 mila, che potrebbero diventare 250 mila al 2020 o addirittura 600 mila considerando il comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia (fonte: CNI). Nel complesso, nel corso del 2011 il 38% delle assunzioni programmate in Italia è riconducibile alla sostenibilità ambientale. Si tratta di più di 220.000 assunzioni sul totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nel 2011. Di queste, circa la metà (97.600 assunzioni) sono legate a professioni green in senso stretto: energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica. (Fonte: Rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e Unioncamere).

In questi settori infatti, le conversioni ambientali, a parità di investimento, generano maggiore occupazione perché si tratta di ambiti nei quali è maggiore l’intensità di lavoro, anche qualificato, e minore l’importazione di beni e servizi dall’estero, con processi più rapidi di implementazione e cantierabilità.

Una riconversione delle politiche pubbliche in questi settori, determinerebbe, in tempi rapidi, una consistente domanda di lavoro e un importante impulso economico, oltre che un netto beneficio ambientale. Nel settore dei rifiuti un incremento del 20% del riciclo si traduce infatti, in oltre 15.000 posti di lavoro stabili. Nel settore della gestione del rischio idrogeologico, un pari investimento in opere di riqualificazione ambientale genera un 10% di occupazione in più rispetto a quello in opere convenzionali. Nella gestione delle risorse idriche, interventi di risparmio e di ambientalizzazione, come ad esempio quelli legati alle coperture vegetali (i green roof che hanno una enorme diffusione in Germania ), a parità di investimenti generano il 30% di occupati in più rispetto a interventi acquedottistici o fognari tradizionali.

Dati che trovano riscontro concreto nelle storie italiane più interessanti raccontate oggi e presentate nella mostra espositiva “Zone Attive, Fare economia nel rispetto del Pianeta e delle persone”, inaugurata oggi nelle scuderie di palazzo Ruspoli.

Esempi virtuosi che testimoniano come esiste un modo di fare economia nel rispetto del Pianeta e delle persone. Come a Biella, dove Mario Valsesia, ideatore della tecnica Riso secondo natura che pratica nell’azienda agricola Molinia a Brusnengo, ha avuto il coraggio di abbandonare le tecniche tradizionali della coltivazione per mettere in pratica un metodo basato sul principio della non-azione e che si affida solo a tre macchine: una rotolama per preparare il terreno, che interra le erbe invece di eliminarle chimicamente; una piccola mietitrice, modificata per la raccolta a strappo (così le paglie restano sul campo arricchendolo di sostanze nutritive); un essicatoio solare, che combina pannelli solari e fotovoltaici. In Calabria invece, la Cooperativa Fattoria della Piana, che raccoglie e trasforma il latte proveniente dalle fattorie dei soci situate sull’Aspromonte, sul Monte Poro, nella piana di Gioia Tauro e nel Crotonese, ha installato sui tetti delle stalle dei pannelli fotovoltaici ad alto rendimento e dispone di un impianto per la produzione di biogas da 998 kilowatt, che consente di utilizzare gli scarti del caseificio e dell’agroindustria locale per produrre elettricità e calore per i diversi fabbisogni aziendali. I resti della fermentazione diventano concime organico per le coltivazioni di foraggi che alimentano gli allevamenti, mentre gli scarichi idrici dell’intera fattoria vengono depurati da migliaia di piante che, oltre a rendere l’acqua pulita e riutilizzabile, forniscono ulteriore biomassa per l’impianto biogas. In Campania, tra Pontecagnano (Sa), Eboli (Salerno) e Succivo si stanno diffondendo gli orti urbani: giardini e spazi verdi rinaturalizzati affidati ad anziani in pensione che, seguendo il metodo dell’agricoltura biologica, coltivano melanzane, zucchine, peperoni o pomodori con crescente successo. Nel campo dell’edilizia, in Liguria, ad Albenga, è stata costruita la Casa Ecologica dei Vigili del Fuoco, 24 alloggi, un piano terreno di 800 mq destinato ad uffici pubblici, il tutto a consumi zero grazie, ad esempio, all’uso di luci a led, ad ascensori a risparmio energetico o pannelli solari termici integrati architettonicamente. Inoltre, per quanto riguarda il settore del turismo e della mobilità, il Trentino Alto Adige, che da anni punta sul cicloturismo, ha sviluppato un terziario da 85 milioni di euro l’anno grazie a piste ciclabili e a una catena di hotel, i cosiddetti Bike Hotels, che offrono servizi specifici per i bikers, facendo dell’eco-sostenibilità il suo biglietto da visita. Altro esempio arriva dal Parco della Majella che ha saputo investire sulle risorse che contraddistinguono il territorio, prima fra tutte l’acqua. La sua purezza ha determinato la nascita d’importanti pastifici a livello internazionale come quelli di Fara San Martino. Un esempio di come una risorsa naturale ben tutelata possa diventare la linfa vitale dell’imprenditoria locale.

Queste e tante altre esperienze virtuose di green-economy sul sito di Legambiente.