Essere ambientalisti oggi?!

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Da qualche giorno mi frulla per la testa un pensiero piuttosto bislacco. Cosa vuol dire essere ambientalisti oggi?
Per un iscritto ad un’associazione di stampo prettamente ambientalista, quale è Legambiente, la risposta dovrebbe essere abbastanza semplice; eppure mi si pone un problema alquanto complesso.
Innanzitutto va prima chiarito cosa s’intende con il termine ambientalista.
Wikipedia inizia dicendo (riporto testuale): Per ambientalismo o ecologismo s’intende l’ideologia e l’insieme delle iniziative politiche finalizzate alla tutela e al miglioramento dell’ambiente.
Sinceramente mi sento di dissentire, quantomeno parzialmente. Innanzitutto il termine ambientalista, a parer mio, identifica una persona che ha cura dell’ambiente o dimostra una propensione al miglioramento di esso. Ecologista invece è una persona ambientalista ma che con conoscenze e competenze, acquisite con lo studio o l’esperienza, che gli permettono di interfacciarsi con gli ecosistemi presenti nel territorio in cui vive o s’interessa e utilizza queste sue conoscenze per essere ambientalista al di là del mero concetto di: “è bello perché è verde”.

A prescindere dalla disquisizione puramente dialettica che mi ha portato a questi pensieri resta fissa l’idea di cosa vuol dire essere ambientalisti oggi. È evidente che un tempo, quando l’umanità era fortemente legata ad uno stile di vita di cacciatore raccoglitore o in seguito agricoltore, pertanto legato al ciclo delle stagioni e al ciclo naturale degli eventi, l’essere ambientalista era una abitudine quotidiana imposta dallo status quo. In seguito con il progressivo evolversi della società e lo spostamento in città, nelle quali la componente naturale è ridotta al minimo, è chiaro che il contatto con l’ambiente si è slabbrato. Essenzialmente, se così vogliamo dire per usare una metafora, ci siamo rinchiusi in città che non sono altro che una sorta di zoo di cui siamo sia le attrazioni sia i custodi. È in questo momento storico che nasce la necessità di ricercare un maggiore contatto con la natura. Facile pensare quanto accade ai giorni nostri, ma si può facilmente ricordare come anche duemila anni fa, quando Roma poteva essere considerata una metropoli dell’antichità, nasceva il desiderio della ricerca del paesaggio bucolico (lungamente descritto da Lucrezio) e riscontrabile nei dipinti giunti sino a noi.

Pertanto il desiderio di un ritorno alla natura, in contrapposizione con quanto creato dall’uomo, sebbene senza voler rinunciare ai vantaggi del progresso, si ripropone preponderante e costante nella storia.

È evidente che si delinea un filo conduttore abbastanza netto che accompagna l’evoluzione umana per cui l’essere ambientalista oggi non è poi così diverso dall’essere ambientalista ieri ed essere stato ambientalista al tempo della Roma antica o ancora prima.

Se le modalità dell’approccio non sono poi tanto cambiate c’è da chiedersi da dove derivi tale necessità. Su questo punto del ragionamento il filo dei miei pensieri si fa piuttosto incerto. Poiché la risposta che mi sono dato è essenzialmente legata al concetto di necessità.

Forse è proprio per necessità che ricerchiamo la componente naturale, e non parlo in senso metafisico ma strettamente fisico. Sono convinto, e credo su questo concorderete con me giacché palese, che l’uomo necessita di fonti naturali per sopravvivere (cibo, acqua, aria, terra…etc.). Si può coltivare la terra per creare cibo, ma senza terra non si coltiva. Se, paradossalmente, tutta la terra fosse inquinata, non ci sarebbe terra da coltivare. Ragionamenti analoghi si possono fare anche per altre componenti abiotiche, pertanto non vi tedio oltre.

Credo quindi che l’essere ambientalista oggi non sia mirato alla mera ricerca di un maggiore contatto con la natura in un’ottica squisitamente spirituale, ma a livello inconscio credo siamo guidati dalla necessità di preservare una parte dell’ambiente che possa garantire la nostra sopravvivenza (almeno come specie).

Basta pensare che alla Terra, da intendersi come pianeta, di essere popolata o no, è mia opinione pensare, che interessi ben poco. Similmente alle altre specie la presenza dell’uomo sul globo non desta particolare attenzione, se non per il fatto che la nostra sparizione comporterebbe la scomparsa del predatore apicale e quindi sarebbe vista in modo unicamente positivo.

Sono quindi arrivato alla conclusione che l’essere ambientalisti oggi è una necessità ma finalizzata sempre e comunque in un’ottica antropocentrica. L’idea, sinceramente, ha generato in me un po’ di fastidio ed irritazione ma ho dovuto fare i conti con quella che è la natura di tutti noi… in fin dei conti sempre animali siamo e come tali ci comportiamo… o no?

Concludo esponendo in sintesi: essere ambientalisti oggi, prima di essere un volere o un dovere, è una necessità, e lo è sempre stato. L’ambientalismo non va interpretato come difesa di ciò che ci permette di stare bene o di sopravvivere ma nostra difesa da noi stessi. Non è l’ambiente ad essere in pericolo, è l’uomo che è in pericolo a causa delle modifiche ambientali generate da lui stesso. Praticamente un suicidio di massa della specie! (Cosa per altro non troppo lontana da esempi concreti reali: i batteri in date condizioni lavorano talmente intensamente aumentando la temperatura attorno a loro oltre il livello di tolleranza annichilendosi)

Credo pertanto che il messaggio da far passare quali ambientalisti oggi sia proprio questo: difendiamoci da noi stessi difendendo l’ambiente. Concordate?

Andrea