Carovana delle Alpi 2012

Legambiente assegna bandiere verdi e nere a buone pratiche e nemici della montagna
Parte il check up dello stato di salute dell’arco alpino
Fino a ottobre campi di volontariato, azioni di denuncia, escursioni e incontri pubblici
In primo piano i prelievi idrici eccessivi da fiumi e torrenti

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Sono pronte le bandiere verdi e nere che Legambiente consegnerà da qui a ottobre sull’arco alpino italiano per premiare chi si è adoperato per la valorizzazione e la difesa delle località montane e denunciare situazioni di degrado e cementificazione. Parte oggi, infatti, il tour della Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente che monitora lo stato di salute delle Alpi. Undici le buone pratiche selezionate quest’anno e undici le bocciature per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. 
“Le situazioni monitorate mostrano come sia tanto il lavoro da fare per difendere e valorizzare le Alpi, un territorio ricco di storia, di risorse naturali e culturali, dove con scarsa lungimiranza si è cercato di importare il modello di sviluppo della pianura: traffico privato, grandi alberghi, turismo stagionale, grandi impianti invernali – commenta il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro.
Sul versante italiano vivono oltre 4 milioni di abitanti, distribuiti in una costellazione di piccoli centri, ma su questo patrimonio incombe da anni un forte disagio causato dalla crescente rarefazione dei servizi territoriali, che rischia di provocarne la scomparsa. Ma proprio in questi anni la crisi del vecchio modello di sviluppo pone in primo piano la possibilità di uno sviluppo diverso, basato sulla green economy, a misura di chi la montagna la abita 365 giorni all’anno. La sopravvivenza delle comunità alpine è legata al miglioramento della qualità infrastrutturale, materiale e immateriale, soprattutto per quel che riguarda servizi come l’istruzione, la sanità, l’assistenza agli anziani,la banda larga, le proposte culturali e il trasporto pubblico”.

“Per costruire comunità stabili, in equilibrio con il territorio – aggiunge Angelo Mancone, responsabile Alpi di Legambiente Veneto – occorrono forti cambiamenti strutturali: un forte controllo del consumo di suolo, coniugato con attività di prevenzione del dissesto, attenzione alle risorse, sostegno al recupero edilizio, distribuzione degli insediamenti in modo da poter attivare servizi pubblici efficaci, infrastrutture telematiche. C’è la necessità di costruire posti di lavoro che attraggano l’occupazione giovanile qualificata, dai parchi tecnologici a quelli naturali – e a tutto ciò occorre associare anche un’attenta progettazione degli edifici. La messa in discussione delle Comunità Montane e i tagli agli enti locali e ai servizi, qui più che altrove peseranno sulle comunità. Per questo occorre ripensare a forme di contributi specifici utili a tamponare le ulteriori fragilità che si verificheranno”.
 
Delle 11 bandiere nere che vanno ai “pirati” delle Alpi, ben 2 sono assegnate in Veneto, 3 in Piemonte, 2 in Lombardia, una rispettivamente a Friuli Venezia Giulia, Trentino, Valle d’Aosta e Liguria.
Le bandiere nere del Veneto verranno consegnate al Comune di Enego per la distorta mentalità dell’ amministrazione, che riduce la valorizzazione delle montagne alla costruzione di parcheggi, e all’On. Brancher, presidente dell’ Organismo di Indirizzo, per quello che a tutti gli effetti appare un uso clientelare l’uso clientelare dei finanziamenti pubblici, nati per riequilibrare le distanze socioeconomiche fra i comuni di confine e le province autonome di Trento e Bolzano, e che sono invece finiti nelle casse di comuni del Lago di Garda, economicamente floridi, ma tanto vicini alla residenza dell’on. Brancher, presidente anche della Commissione che assegna i finanziamenti. Il caso ha voluto che proprio ieri sia stato annunciato dal Governo lo scioglimento dell’ODI, azzerando così le dannose scelte effettuate.
 
Dalle Alpi non arrivano, però, solo brutte notizie. Altrettante bandiere verdi sono state selezionate per premiare progetti che mettono in campo politiche virtuose. Al Veneto è stato attribuito un riconoscimento all’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna per l’intenzione di evitare l’estinzione una delle due razze ancora esistenti di pecora autoctona della Lessinia, con il fine di valorizzare e promuovere il ruolo zootecnico dell’agricoltura di montagna e favorire la sostenibilità territoriale.
 
Per l’undicesimo anno consecutivo, la Carovana delle Alpi attraverserà dunque il nostro arco alpino per sollecitare i cittadini, le forze economiche, le istituzioni a rendersi protagoniste della sfida della qualità ambientale sulle montagne: da oggi ad ottobre Legambiente Veneto proporrà eventi ed iniziative per la valorizzazione delle risorse locali, sottolineando l’importanza delle aree protette, e facendo conoscere i piccoli comuni e le loro tradizioni. A ciò si aggiungeranno eventi specifici per la consegna delle bandiere nere e verdi, con il coinvolgimento e la partecipazione delle popolazioni locali, vere protagoniste del territorio.
 
 
Le bandiere di Carovana delle Alpi 2012
 
BANDIERE NERE
 
Al Comune di Enego (Vi)
Per aver approvato un progetto per “la valorizzazione turistica, ambientale e naturalistica della piana di Marcesina” che prevede la realizzazione di parcheggi sparsi per più di 840 posti auto.
Nell’ambito dell’Intesa fra Regione Veneto e Provincia Autonoma di Trento a favore dei comuni transfrontalieri, che prevedeva finanziamenti di progetti in vari settori (sanità, cultura, formazione, infrastrutture, reti di trasporto, e altro ancora), il comune di Enego è riuscito ad ottenere un finanziamento di 3 milioni e 250.000 euro per la realizzazione di un parcheggio. Il progetto, al di là dell’immaginifico titolo, prevede la realizzazione di 9 aree di sosta per 840 posti auto, 50 piazzole per camper e servizi di supporto al pic-nic, occupando un’area di 33.600 metri quadri più le strade di accesso, in totale come circa 5 campi di calcio.
“Un concetto di valorizzazione estremamente disinvolto – commenta Lazzaro. I proponenti ritengono in questo modo di riqualificare la zona e porre le premesse per un nuovo futuro sviluppo legato alle attività del settore turistico, alloggi, alberghi, in pratica un grimaldello per proporre nuove urbanizzazioni”.
L’area dove dovrebbero insistere i parcheggi è la località di Marcesina, uno straordinario spazio verde ed incontaminato ai margini nord-orientali dell’Altopiano di Asiago (VI) a 1350 mt di altezza. Marcesina è inserita nelle zone di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale di tutela, fa parte della Rete Natura 2000 ed è zona SIC. Anche il PRG del comune di Enego ed il PTRC Veneto ne prevedono la tutela. Da lì partono le sorgenti di acqua dell’altopiano di Asiago.
“Ben altri interventi si sarebbero potuti proporre in quel contesto – continua Lazzaro: dalla riqualificazione delle torbiere alla creazione di nuovi percorsi per un turismo escursionistico e sportivo praticabile in più stagioni, dalla ristrutturazione delle malghe all’incentivazione della multifunzinalità dell’agricoltura, fino a nuove attività legate al settore del legno, delle rinnovabili, dell’ospitalità diffusa e della mobilità alternativa”.
 
Ad Aldo Brancher, presidente di ODI, Organismo di Indirizzo
Per aver distorto l’intento perequativo a favore dei comuni montani confinanti con le province autonome, assegnando con il massimo arbitrio i fondi del 2010 e 2011 per complessivi 160 milioni di euro.
 Il 14 gennaio 2011 un apposito decreto firmato da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti istituiva l’ODI (Organismo di Indirizzo) con cui venivano finanziati interventi a favore dei Comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano (ai quali sono stati aggiunti “i comuni ad essi territorialmente contigui”). I fondi dovevano essere assicurati dalle stesse due province autonome con un contributo annuo di 40 milioni per ciascuna provincia. Lo stesso decreto nominava l’on. Aldo Brancher, parlamentare Pdl della costa del Garda, “presidente, in rappresentanza del ministero dell’Economia”, per i prossimi cinque anni. Ma non solo, il decreto nominava Brancher presidente non solo dell’ODI, organismo che «fissa gli indirizzi» per distribuire i soldi ai Comuni, ma anche della “Commissione di approvazione dei progetti” (in sigla “Cap”), che valuta concretamente quali giunte comunali beneficiare e con quanto denaro. Un vero e proprio controllore di 80 milioni annui per 5 anni – la bella somma di 400 milioni -, erogati insieme agli otto componenti dell’Odi (quattro per il governo, quattro per gli enti locali). L’idea da cui nasceva il decreto era stata lanciata già nel 2008 per frenare la mini-secessione dei centri di montagna, che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale. La prima spartizione riguardante il biennio 2010-2011 era dunque di 160 milioni. Inevitabile che i Comuni, con bilanci ridotti all’osso, prendessero d’assalto il tesoretto dell’ODI. Le domande riguardavano le cose più disparate: centraline, piste ciclabili, sistemazioni dei sentieri, funivie, strutture turistiche, incentivi all’agricoltura, opere idrauliche, edifici scolastici, case di riposo… 206 progetti per una richiesta di finanziamento di 756 milioni di euro, a fronte di risorse disponibili di 160 milioni. I fondi 2010 e 2011, assegnati lo scorso maggio, hanno premiato, con le maggiori cifre, una pista ciclabile da 17 mln sulla costa veneta del Garda -comune di Malcesine- e una da 7 mln sulla costa lombarda –comune di Limone -, 14 milioni per una funivia. Approvato, ma non ancora finanziato, il progetto di 8 mln per l’innevamento artificiale con seggiovia sul monte Baldo sempre per il comune della pista ciclabile, Malcesine.
“Fatto curioso – spiega Lazzaro – è che la ciclopista sia una vecchia idea dello stesso presidente dell’ODI Brancher, residente a Bardolino, che assieme ad altri amministratori del Garda e alla stessa Comunità del lago ha più volte caldeggiato la creazione di una pista ciclabile circumlacuale per consentire il periplo del lago in bicicletta. Un bel regalo del presidente Brancher ai Comuni intorno alla sua residenza. Il tutto in barba allo stesso, peraltro discutibile, decreto istitutivo, che parlava di progetti finalizzati alla integrazione e coesione dei territori, per il conseguimento di obiettivi di perequazione e solidarietà, privilegiando, tra l’altro, la valenza aggregante per le comunità”.
 Secondo l’Associazione ambientalista, principi e criteri di valutazione dei progetti troppo generici per non suscitare il sospetto che ad essere premiati siano stati i comuni più vicini territorialmente all’on. Brancher. Prima dell’ODI, finalizzato allo stesso scopo, era stato istituito il “fondo Letta”, molto più modesto -20 mln annui-, che almeno veniva suddiviso in base a dati statistici certificati dall’Istat, servendo in pratica ad evitare l’estinzione dei piccoli Comuni (mentre a essere premiati oggi sono comuni di florida economia del Lago di Garda, come Malcesine e Limone).
“Ecco – continua il Presidente di Legambiente Veneto – il quadro in cui collocare l’obolo (milionario) a questo o quel comune che nega ogni logica di intervento perequativo delle economie montane, non solo verso le province autonome, ma verso una economia di pianura che condanna, per i naturali costi aggiuntivi che un’economia di montagna comporta, le regioni alpine a ruoli di marginalità, da cui dovrebbero essere sollevate per merito innanzitutto della politica, che, affidata all’on. Brancher, ha fatto tutt’altro”.
 
BANDIERE VERDI
  
All’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna
Per l’intenzione di evitare l’estinzione una delle due razze ancora esistenti di pecora autoctona della Lessinia, con il fine di valorizzare e promuovere il ruolo zootecnico dell’agricoltura di montagna e favorire la sostenibilità territoriale.
Questa pecora ha una triplice attitudine: la lana di buona qualità, (che veniva scambiata e filata al mercato di Badia Calavena, che in passato era nato proprio come mercato per lo scambio e la vendita di lana, durante il Medioevo il vello veniva lavorato e filato a Verona e poi esportata la lana in tutta Europa, primeggiando tra quelle allora più ricercate); la carne, che risulta essere di ottima qualità; ed infine il latte, valorizzato producendo i famosi “pecorin”o “misturin” rispettivamente di pura pecora o misto con latte vaccino.
Nonostante i suoi pregi, le regole di mercato globale hanno portato la “Pecora Veronese”, proprio perché non “specializzata”, sull’orlo dell’estinzione. Oggi in Lessinia e nel veronese in generale è allevata da pochi tenaci appassionati allevatori amanti anche della prelibatezza della sua carne.
Nel 2006 il prof. Emilio Pastore, del dipartimento di scienze animali dell’università di Padova, esperto del settore dell’allevamento ovino e caprino affermava che “… dal punto di vista zootecnico, le razze e gli ecotipi locali sono depositari di caratteri fondamentali, quali l’adattamento a certi ambienti, la resistenza a determinati patogeni. Certamente non vanno poi trascurate importanti ragioni socio culturali. Infatti, gli animali autoctoni non costituiscono un patrimonio esclusivamente zootecnico, ma anche sociale e culturale, cui sono legate antiche tradizioni. La possibilità di recuperare sistemi di allevamento estensivo o semiestensivo, preziosi per la gestione e la tutela del territorio, soprattutto nelle aree marginali, si affianca a produzioni tipiche derivanti da questi animali, che possono garantire un sufficiente guadagno e quindi una convenienza all’allevamento”.
Ad anni di distanza da quest’intervento, il 29 Maggio 2012 con atto notarile si è costituita “L’associazione per la tutela e la promozione della pecora Brogna”, per merito della passione e della volontà di alcuni piccoli allevatori ancora presenti sul territorio delle montagne veronesi. L’obiettivo sarà, quindi nei prossimi anni, di valorizzare i prodotti ottenuti dalla Pecora Brogna in modo da creare un indotto che permetta agli allevatori di trarre un reddito dignitoso dal loro lavoro.
Solo in questo modo potremo sperare che anche giovani allevatori inizino o continuino l’attività pastorizia dei padri o dei nonni in Lessinia, fondamentale per la tutela del territorio e la salvaguardia dell’ambiente.