Abbattimento e potature eccessive degli alberi della Riviera del Brenta

Gli alberi, nell’arredo urbano, hanno la funzione di ossigenare l’ambiente, abbellendo contemporaneamente il paesaggio.

Come nella moda, anche l’arredo dei giardini è comunque soggetto ai gusti temporanei del momento, anche se nella scelta degli alberi sarebbe meglio selezionare alberi e arbusti di origine autoctona.

Troviamo, così, nei giardini delle antiche ville che ci hanno tramandato i nostri antenati della repubblica Serenissima, rarità botaniche e alberi longevi ad alto fusto come cedri del Libano e cirmoli.

Più recentemente, negli anni ’70, andava di moda il pino mediterraneo, la cui particolarità era quella di crescere nelle zone litoranee retrodunali.

Le mode però cambiano in fretta e per comuni e privati, la manutenzione del patrimonio verde ha un costo elevato.

E’ così che amministrazioni poco sensibili alla cultura ambientale, decidono di abbattere improvvisamente alberi secolari con la scusa della pericolosità degli stess, delle radici sporgenti, della loro non provenienza locale, distruggendo ulteriori patrimoni pubblici che ci sono stati tramandati dai nostri predecessori.

Spesso gli alberi abattuti, anche se sani, non vengono sostituiti da nuova plantumazione anche se una norma europea vigente alla quale anche l’Italia ha aderito internazionalmente, prevede di piantare un nuovo albero per ogni bambino nato.

E’ opinabile asserire che il pino marittimo sia una pianta non autoctona, in quanto anche tutta la bassa Riviera del Brenta è una grande zona che si affaccia sull’area retro lagunare.

Di fatto, nella nostra quotidianità locale, tutti abbiamo notato lo scempio ambientale effettuato, ad esempio, nella storica via Vittorio Veneto di dolo, nelle sue vie laterali, ma anche sulla trafficata via Zinelli Destra, un tempo ombreggiate anche in estate da meravigliose file di pini marittimi, ora sacrificate per far posto a discutibili, spigolosi e difficili parcheggi.

Non sono di meno i privati, che senza alcuna cognizione botanica, che nei loro giardini ereditati prima decapitano alberi secolari aghiformi come fossero pioppi o vegetazione arbustiva lungo i fossi.

Così drasticamente potati, gli aghiformi sono destinati ad avizzire rapidamente, dando così la scusa per il loro successivo abattimento.

Infatti, come forse non tutti sanno, gli alberi storici, ancorchè di proprietà privata, non possono essere abbattuti senza ottenere autorizzazioni comunali.

Ma gli altri comuni vicini, non sono da meno.

Tutti abbiamo notato il continuo abbattimento, senza alcuna sostituzione, lungo tutto il naviglio Brenta, da Mira a Fiesso d’Artico.

Alberi che ora sembrano pali o monconi, sono stati mozzati di fronte a Villa Gasparini; è stato abbattuto il grande larice nella piazza principale di Fiesso d’Artico che, un tempo, ombreggiava i tavolini della gelateria Barina; innumerevoli salici sono stati abbattuti lungo tutte le rive.

Ultimo, la nostra lettrice Maria di Camponogara ci segnala l’inutile abbattimento del filare di acacie, sane ed autoctone, lungo la via Sabbioni che conduce al centro La Pista e di cui ci invia le prove fotografiche.

Tutto, all’insegna del risparmio delle sofferenti casse comunali, per le quali è più conveniente abbattere totalmente gli alberi piuttosto che effettuare una normale manutenzione, provocando danni irreparabili all’ambiente e al paesaggio.

Uno degli elementi negativi dei paesaggi urbani sono le pesanti potature che periodicamente sono fatte sulle alberature stradali e dei giardini.

Credendo di far bene, si compie un’azione spesso inutile e dannosa, oltre che costosa.

L’articolo che segue è stato pubblicato nel n. 2 marzo aprile 2006 della Rassegna Tecnica del Friuli-Venezia Giulia, e lo riportiamo sperando che i suggerimenti indicati risultino utili anche alle nostre amministrazioni, ma anche ai cittadini privati proprietari di giardini storici:

LE POTATURE NEI VIALI E NEI GIARDINI

Ogni anno nella stagione silvana che va da ottobre a marzo si vedono squadre di operai potare, spesso molto pesantemente, alberi nei giardini e nei viali.

Ma quando sono necessarie le potature ?

E come vanno fatte?

Va detto prima di tutto che le potature non fanno bene agli alberi.

Inoltre, le potature eccessive con il taglio di tutti i rami secondari interferiscono con lo sviluppo vegetativo impedendo nella primavera e per buona parte dell’estate successiva alla potatura di produrre una massa fogliare sufficiente alla funzione clorofilliana.

Ciò comporta una debilitazione delle piante che non possono utilizzare direttamente l’energia solare, ma devono servirsi delle riserve alimentari immagazzinate.

È opinione comune, ma errata che le potature giovino agli alberi per “ringiovanirli” ovvero per spingerli a produrre dei nuovi rami.

Un’altra credenza diffusa è invece che le potature servano ad evitare che le piante producano rami troppo grandi che possono cadere producendo danni.

La potatura eccessiva comporta due serie di conseguenze negative:

·         peggioramento dello stato fitosanitario, a causa di possibili infezioni e attacchi parassitari, anche perché gli alberi debilitati sono più facilmente preda di patogeni e di marciumi radicali;

·         in caso di ripetute potature drastiche su alberi adulti, crescita stentata, microfillia (foglie piccole), colorazione  autunnale anticipata delle foglie, anomala e abbondante produzione di semi, disseccamenti apicali e di  intere  branche, ritardi nella maturazione del legno.

Le potature vanno quindi ridotte al minimo (al massimo si può rimuovere da 1/4 a 1/3 delle chiome) e fatte in modo corretto.
  
In un giardino austriaco, un albero ben curato non deve essere sottoposto a eccessive potature.
 
La potatura a tutta cima con la tecnica del taglio di ritorno permette di ridurre l’altezza di alberi in punti esposti al vento.

Devono essere riequilibrati i platani precedentemente capitozzati.

Si può eseguire la trasformazione alla forma libera  mediante un oculato diradamento della nuova chioma di aceri precedentemente allevati con forma obbligata.

QUANDO SERVE POTARE

Le potature si possono fare nei seguenti casi.

Per eliminare i rami pericolanti onde evitare che producano danni nella loro caduta; in questo casi ci si limita ad anticipare un processo naturale per cui le piante eliminano i rami secchi che si staccherebbero naturalmente vicino al colletto; oltre ai rami secchi si eliminano quelli deboli e quelli che premono su altri rami producendo ferite nella corteccia.

Queste potature dovrebbero essere selettive, mentre non sono accettabili pesanti potature preventive che, per ridurre il pericolo di schianti di rami, riducono gli alberi a delle specie di grandi attaccapanni.

Per riequilibrare alberi sbilanciati o che oscillano molto in caso di vento forte con il rischio che schiantino; in questi casi si alleggerisce la chioma nel lato in cui l’albero pende o, se oscilla molto, lo si riduce in altezza.

Per rimediare ad eccessive densità d’impianto: quando si piantano alberi nei parchi e giardini talvolta non si tiene conto del fatto che, una volta cresciuti, saranno troppo fitti e le loro chiome si daranno reciprocamente fastidio.

La potatura per ridurre le chiome è in realtà un rimedio non risolutore e meglio sarebbe, almeno nei giardini, procedere al diradamento, eliminando alcuni alberi per lasciare più spazio ai migliori; nei viali cittadini, in cui é più problematico diradare i filari di alberi, si opta in genere per oculati accorciamenti delle chiome sempre evitando drastiche potature.

Per ridurre l’ombreggiamento: gli alberi a volte sono troppo ingombranti e i loro rami arrivano fino ai muri e alle finestre degli edifici.

Una potatura non eccessiva e limitata all’asporto dei rami invadenti è tollerabile perché non crea grandi scompensi all’albero come nei casi di potature drastiche, anche se la soluzione migliore è quella preventiva di piantare gli alberi lasciando loro uno spazio sufficiente.

Esistono poi casi di potature a forma obbligata per dare all’albero una certa forma, per fini estetici o per conseguenza della scelta errata delle specie di alberi, ad esempio quando si collocano nei viali platani invece di specie meno ingombranti.

Si usa ancora di frequente, soprattutto nei viali, la molto criticabile pratica della capitozzatura che consiste nel tagliare i tronchi di netto sotto la chioma o nell’asportare gran parte della chioma lasciando solo branche principali mozzate. 

Questa pratica deleteria per la fisiologia della pianta toglie tutti i rami principali e secondari e la pianta deve fare un enorme sforzo per sostituirli con tutti i pericoli di cui si è detto prima.

Quindi le potature devono essere finalizzate ai seguenti obiettivi:

·   risolvere problemi di stabilità, verticalità ed ingombro;
    mantenere il più possibile il portamento scelto;
    rimuovere focolai d’infezione. 

COME SI DEVE POTARE

Prima di tutto bisogna evitare le potature drastiche che lasciano monconi: occorre lasciare sempre rami secondari in modo che la pianta possa produrre subito le foglie all’inizio della stagione vegetativa.

Vanno evitate ferite di diametro superiore ai 10 cm.

I rami vanno tagliati non a raso, ma mantenendo il colletto con una potatura obliqua ed evitando di lasciare piccoli monconi. Non si usano più i cosiddetti cicatrizzanti per coprire le ferite dei tagli perché non sono utili e possono agevolare la proliferazione dei patogeni. 

I TIPI DI POTATURA IN AMBIENTE URBANO

I più consueti interventi di potatura in ambiente urbano sono:

·      potatura di trapianto: si fa al momento della messa a dimora della pianta equilibrando la chioma, asportando le sue parti troppo basse e facendo attenzione ad evitare la riduzione generale eccessiva dei rami che avrebbe effetti negativi sullo sviluppo della pianta e dell’ apparato radicale;

·      potatura di allevamento: è praticata in un arco di tempo di circa 10 anni dalla messa a dimora e consiste in una potatura di formazione nei primi 2 – 3 anni e di libero sviluppo nei successivi con l’eliminazione dei rami troppo

       vigorosi, malformati, maldisposti o in competizione con i rami vicini;

·    potatura di mantenimento o di rimonda: è un intervento di gestione ordinaria praticabile con turni di 5 – 7 anni  durante la fase di maturità dell’albero; è un’operazione rivolta essenzialmente all’eliminazione dei rami secchi;

·    potatura di ringiovanimento: in caso di seccumi diffusi per motivi di senescenza viene accorciata la chioma anche,  se serve,  in modo drastico, con l’accortezza però di lasciare sempre i rami secondari;

·     potatura in forma obbligata: nei casi di mantenimento di chiome modellate con valore storico a forma di  candelabro, tronco di cono, ombrello, le operazioni di potatura devono essere condotte con turni molto  ravvicinati lasciando sempre molti rami secondari anche se accorciati;

·     potatura di contenimento e riequilibratura: si rende necessaria per vincoli imposti dalla presenza di linee  elettriche e filotramviarie, eccessiva vicinanza a fabbricati o altri manufatti; essa può riguardare il contenimento  laterale o verticale o entrambi, rispettando il più possibile il portamento naturale della pianta;

·    potatura a tutta cima: consiste nell’asportare la porzione apicale di un ramo o del tronco stesso fino all’inserzione  di un ramo secondario o inferiore rispettando la funzionalità fisiologica e l’aspetto estetico ornamentale;  questo  tipo di potatura non va bene in alberi adulti sottoposto per molto tempo a potature drastiche, per soggetti sistematicamente capitozzati e per piante cresciute con sesto d’impianto molto ravvicinato o filate (cioè cresciute  molto alte e con tronco sottile).
 
LA CAPITOZZATURA

La pratica della capitozzatura, ammessa nei giardini storici d’impostazione formale per motivi di continuità storica e di mantenimento delle proporzioni delle piante, interferisce con le facoltà dell’apparato fogliare di produrre sostanze nutritive.

La capitozzatura sconvolge l’assetto generale di un albero ben sviluppato con l’esplosione di ricacci che portano sì a una nuova chioma, ma decisamente più disordinata, con eccessivo numero di rami, in maggior parte con attaccatura molto più debole di quella normale ovvero naturale con peggioramento della situazione nel tempo per l’appesantimento dei ricacci.

La chioma di un albero è paragonabile a un ombrello parasole capace di schermare il tronco dall’ azione diretta dei raggi solari.

Con l’eliminazione improvvisa di questo schermo, il tessuto della corteccia è fortemente esposto alle scottature.

I grossi monconi presenti in un albero capitozzato formano legno di ferita con difficoltà (data l’enorme superficie da chiudere) e in tempi molto lunghi.

I monconi residui sono facilmente attaccabili da parassiti e dalle spore dei funghi agenti di carie del legno. 

LA GESTIONE DEGLI ALBERI

Per motivi di sicurezza dei cittadini e per evitare implicazioni di responsabilità dei preposti al verde pubblico è necessario che gli alberi dei parchi pubblici e soprattutto dei viali siano controllati regolarmente almeno una volta all’anno.

È poi opportuno predisporre delle schede sullo stato fitosanitario delle alberature stradali: generalmente si usa redigere una scheda per ogni viale alberato.

Ogni città dovrebbe dotarsi di un catasto degli alberi mettendo in questo modo a fuoco il loro stato di salute, individuando i soggetti a rischio o bisognosi di interventi immediati.